Un etto di musica

Ieri sera sono stata a un concerto. Non importa, di chi fosse il concerto. Un concerto, uno qualsiasi, di una musica qualsiasi. Una bella musica, un bel concerto.

Provate a immaginare un concerto di una musica che vi piace, che vi entra dentro, che vi fa ballare, cantare, saltare.

Provate a immaginare un concerto in cui vi succede che lo stress del lavoro improvvisamente si trasforma nella batteria che da ritmo alla vostra giornata, e le pretese dei clienti diventano vignette di Bucchi, e tutti gli acciacchi fisici che vi trascinate dietro da mesi finiscono sotto le scarpe [e voi avete pure gli anfibi con la suola spessa!].

Provate a immaginare un concerto in cui man mano che la musica cresce, voi sentite, senza neanche pensarci, che chi ha scelto di non restarvi accanto, farà la sua strada altrove, e chi non vuole neanche provarci… bè, peggio per lui, non sa cosa si perde!

Provate a immaginare un concerto in cui una volta tanto chissefrega degli altri, e, diamine! vi sentite così bene, ma così bene, che FranK Capra aveva capito tutto, e la sinistra al governo presto comincerà a capire qualcosa, e voi fino adesso a prendervela così non avete capito niente!
Eddai, lo so, sto esagerando. Ma che importa? Il concerto è finito. Frank Capra fa dei film buonisti, ma per il resto meravigliosi, la sinistra non capirà mai, ma la piazza sa come farsi sentire [più o meno…], e voi qualcosa avete capito, e per capire il resto avete ancora tempo 😉

E oggi piove, qui a Roma, ma io mi porto dentro un pezzo di musica, e un etto di ottimismo in più. E visto che nonostante il mio innato buonumore, di ottimismo ne perdo a kili nel guazzabuglio della quotidianeità, anche un etto diventa una quantità di tutto rispetto.

Per cui se ieri trascinavo i miei anfibi a fatica tra le pozzanghere, ora zompetto allegramente tra una e l’altra, giocando a tratti con la fanghiglia, e cammino più veloce. Cosa non ti fa un etto di musica!

Pensieri in forma di Twitter

Sarà la stanchezza, sarà lo stress, sarà lo switchare da un progetto all’altro, sarà la schizofrenia emotiva che mi fa passare da un’allegra frenesia a una tediosa malinconia, ma in questi ultimi giorni mi capita di ritrovarmi a pensare pensieri di 140 caratteri 😉

Manco fossero haiku. Me ne vengono tanti, di tutti i tipi. E mi sto accorgendo che non riesco più a formulare discorsi complessi, perché mi sembra che ogni ragionamento sia sintetizzabile a 140 caratteri 😉

E’ grave?

Confido solo nel fatto di sapermi facilmente permeabile a ciò che di volta in volta leggo e vivo, come quando sto in Puglia per un periodo di tempo circondata dai miei amici di lì e non riesco a non intercalare sempre un ‘madooo…’ in ogni mia frase.

O come quando devo scrivere per lavoro dei testi sarcastici, e mi ritrovo a regalare a chiunque mi circonda battute taglienti, magari immeritate, o magari si.

Di solito dura poco. Confido in questo. E’ una specie di assimilazione temporanea, necessaria alla comprensione, razionale ed emotiva. Poi passa.
Almeno spero, altrimenti Twitter ha fatto più danni di quanto avrebbe immaginato 😉

CitizenCamp o Cross Media?

Sabato prossimo, 24 marzo, ci sarà il CitizenCamp a Casalecchio di Reno. Un barcamp a tema, stavolta, sulla cultura della cittadinanza democratica, sulla democrazia elettronica, organizzato da una PA, ma dove sta confluendo buona parte del mondo della rete e dei blogger.

Sabato 24 marzo però ci sarà anche il Cross-Media Day, a Roma, presso l’Auditorium Link Campus. Un incontro sui nuovi [?] scenari tecnologici e creativi del crossing media italiano.

Tralasciando considerazioni logistiche, tipo vivo a Roma faccio prima se vado al Cross Media Day, mi rimangono due possibili ragionamenti da fare, per capire che accidenti fare sabato 24 marzo:

1. sono anni che mi capita di andare a conferenze, convegni, incontri ecc. [tanto alla fine è la stessa cosa] organizzati da università, imprese, network vari. Tranne rari casi, ho sentito poco e niente di interessante… o che non fosse già ampiamente trattato in rete.

2. credo una volta tanto sarebbe interessante parlare di cittadinanza democratica insieme e non solo leggere le direttive o i bandi del governo. E magari si riesce a parlare un po’ anche di Digital Divide… E forse ci saranno anche gli amici di Depp

Quindi, nonostante il mio lavoro mi porterebbe più verso il Cross-Media Day, soprattutto per gli interventi su UGC e mondo televisivo e sulle nuove forme di narrativa, credo che proverò ad andare a Casalecchio. Sempre che alla fine stressanti imprevisti lavorativi non mi costringano a rimanere inchiodata davanti a questo monitor e incollata alla mia sedia garbatellesca. In tal caso ringrazierò chiunque posterà resoconti e appunti vari.

Per ora, invece, mi godo una palla infuocata che si va a nascondere sotto agli alberi del Tevere…

RItaliaCamp

Sto soccombendo sotto sette lavori. Sembra uno scioglilingua ma è la cruda realtà. Il mio disturbo acuto da stress psico-fisico, diagnosticato una settima fa dopo cinque mesi di agonie mediche, non mi dà tregua, ma lo ucciderò, prima o poi.

Nel frattempo aggiornare il blog è diventata un’impresa. E ho capito che devo cambiare atteggiamento. Penso troppo [e lavoro troppo]. Scrivo Poco [se non per lavoro]. Farò diversamente.

Per cui, prima che sia troppo tardi, segnalo il RItaliaCamp, iniziativa della rete per progettare un portale turistico sull’Italia che sia davvero accessibile e usabile, tecnologicamente avanzato e più significativo nei contenuti di quello scandalo che è attualmente Italia.it.

Creative Commons

Ho appena messo tutto Fraktalia sotto Licenza Creative Commons, la licenza, o meglio le licenze, per i contenuti in forma di testo, video o immagini. Le CC si basano sul principio per cui i diritti rimangono all’autore, ma l’utilizzo delle opere è concesso a chiunque, basta che ne rispetti alcune condizioni. Queste condizioni sono in totale sintonia con i principi che regolano il copyleft del software libero, da cui è nata anche la licenza GNU/GPL, sempre per opera del mitico quanto bizzarro Richard Stallman.

In Italia è attiva una sezione del progetto International Commons, guidata dal gentilissimo Prof. Juan Carlos De Martin e un gruppo di lavoro giuridico. Il sito di riferimento è Creative Commons Italia.

Per mettere Fraktalia sotto CC il percorso è stato facile. Niente plugin, pur se ne esistono tanti. Basta andare su sito Creative Commons, rispondere ad alcune domande per definire il tipo di licenza, e si ottiene un codice, completo di link al logo delle CC, da inserire nel footer del proprio blog o dovunque altro lo si voglia mettere.

Le domande cui si deve rispondere servono a definire i permessi d’uso dei propri materiali e stabilirne dei limiti, come per esempio l’utilizzo a fini commerciali o la possibilità di modificare il materiale.

Io ho scelto di concedere l’utilizzo commerciale dei contenuti di fraktalia solo con il mio permesso, e di consentirne la copia e la distribuzione solo se sotto la medesima licenza CC.

Municipio partecipato online

E’ finalmente online il sito municipiopartecipato.it. E’ un’iniziativa del Municipio XI, quello nel quale vivo, ed è stato sviluppato da depp, associazione di alcuni miei amici che si occupano, tra le altre cose, di democrazia elettronica.

Il sito è la versione online della pratica del bilancio partecipato, utilizzata dal Municipio XI e da altri municipi di Roma ormai da vari anni. Per chi non ne ha mai sentito parlare, il bilancio partecipato permette ai cittadini di decidere, assieme al Municipio di appartenenza, come utilizzare i soldi del bilancio. in ogni quartiere si svolgono delle assemblee in cui gli abitanti si dividono in gruppi di lavoro tematici per discutere proposte su questi temi: lavori pubblici, viabilità e mobilità, aree verdi, politiche culturali e politiche giovanili. Le proposte vengono analizzate insieme agli uffici del Municipio per valutarne la fattibilità e poi vengono votate fino a diventare voce di bilancio.

Riportato il meccanismo in rete, diventa un vero e proprio social network in pieno stile web 2.0.

Su municipiopartecipato.it è possibile infatti, dopo adeguata registrazione, segnalare un problema del proprio quartiere, ovviamente all’interno del Municipio XI, leggere i problemi e le proposte presenti, annotare l’interesse per altri problemi, proporre soluzioni ai problemi propri o di altri utenti. L’uso delle mappe facilita la navigazione per zone e per strade.
Sono sviluppate inoltre tutte le funzioni dei social network: proprio profilo personale, messaggistica privata tra utenti, commenti pubblici a segnalazioni o proposte altrui. La grafica è pulita, l’uso intuitivo, gli strumenti funzionali.

Rifletto: sono 9 anni che vivo nel Municipio XI, e nonostante la mia propensione alla ‘politica attiva’, non sono mai andata a un assemblea di bilancio partecipato. Vuoi per prigrizia, vuoi per sfiducia. Ora mi viene fornito uno strumento online che, oltre a essere estremamente semplice nell’utilizzo, mi permette una partecipazione ‘attiva’, critica e propositiva al tempo stesso, e mi facilita l’aggregazioni con i cosidetti vicini di casa.
Non credo che avere uno strumento simile online, vada a discapito della partecipazione alle assemblee. Credo sia vero proprio il contrario: come spesso capita, il mondo dei bit fornisce stimoli per il mondo degli atomi 😉

Blogosfera

Il punto è: io bloggo. Ma a chi? Nel senso, chi legge i miei post? Chi li commenta?

Lavoro sulla rete ormai da anni. Ho tutti amici che lavorano sulla rete. Soltanto alcuni di loro hanno un blog Gully, Lanfranco, Arturo. Che aggiornano raramente, e forse, soprattutto gli ultimi due, più che blog sono repository per i loro articoli, un po’ com’era per me fraktalia per i racconti e le sceneggiature.

Quello che ho capito è che affinché un blog abbia senso deve essere condiviso. Non è come un racconto, che ha senso anche se nessuno lo legge. Un blog ha bisogno di stare nella blogosfera. Per cui leggere i blog non basta, bisogna dialogare.

I commenti servono a questo. E io non ne lascio mai. Grosso difetto, che sto cercando di correggere. In fondo, di persona chiacchiero parecchio, e di mio, scrivo pure troppo. Quindi perché non commento i blog che leggo? Il fatto è che odio le chiacchiere a vuoto, e a volte i commenti che ho letto sono chiacchiere a vuoto. Però è anche vero che spesso chiacchierare a vuoto serve a conoscersi, o indica una curiosità reciproca, o una necessità di smorzare il tono, o connota un interesse comune. O molto altro. Soprattutto in rete, dove nei rapporti con gli altri ogni messaggio è più flebile e al tempo stesso più pregnante.
Vabbè, forse la mia è pigrizia, o forse è la mia antica timidezza che riemerge. Vedremo.

I commenti sono l’anima dei blog? Non lo so. Rigiro la domanda mentre continuo a indagare e riflettere.

Perché Blog

Per come mi conosco, è normale. Prima di fare qualcosa, ci penso e ci ripenso. E ci penso.
I blog stile diario continuano a non piacermi. Anche se, amando molto ‘La finestra sul cortile’, e avendo passato l’adolescenza seduta sul tavolino sotto la finestra a spiare nelle vite altrui, con un bicchiere di porto in mano e un quaderno e una penna nell’altra, dovrei stare zitta e non lanciare la prima pietra.

Il fatto è che dei blog diaristici non comprendo la spinta, la volontà, l’esigenza. Ho sempre raccontato agli amici [uff, questa lingua italiana, non ho voglia di mettere asterischi in ogni dove per indicare il ‘genere’…] o al mio compagno, ex [ahi!], le cose che mi passavano per la testa, o cosa avevo fatto il giorno prima. Per cui, perchè raccontarlo anche a chiunque passi sul mio blog? E infatti non lo racconterò.

Apprezzo molto, però, i blog tematici, o che forniscono informazioni utili, o spunti per riflettere, o stimolano connessioni e collegamenti. Anzi, li leggo ormai quotidianamente. Ho parecchi feeds nel mio google reader… quasi tutti di persone che scrivono di argomenti che interessano anche me, web 2.0, IA, Net TV, UGC, ecc. Quando avrò strutturato bene fraktalia, li condividerò.
E nei blog ‘tematici’, non mi dispiace trovare qua e là qualche post ‘personale’, uno sguardo dentro di sé o fuori da ogni tipo di schermo. Avvicina a chi scrive.
Per cui, lungi da me dire perch* si scrive un blog. Provo a dire perché io sto provando a farlo.

Per condividere le mie scoperte e le mie riflessioni su temi che mi interessano.

Per raccontare qualcosa di me che magari a volte mi sfugge o temo mi sfugga.

Per comunicare scrivendo pensieri che a volte in questo periodo non ho voglia di dire. Forse.

Altri motivi li capirò, appunto, scrivendo.

Ci provo

In realtà ancora no. Per ora sto tra un progetto e l’altro, tra visite mediche e analgesici, tra emergenze dell’ultim’ora e amici che reclamo giustamente la mia attenzione, tra tesi da seguire e idee da tirar fuori in mezza giornata, tra feeds da leggere che si accumulano e twitterate al volo per dar segni di vita, tra conti da sistemare e riunioni varie. Sto. Tra un pensiero e l’altro su questo mio nuovo stato indefinibile o che non voglio definire.
Oggi è il primo giorno che riesco a mettere le mani su fraktalia, e, ovviamente, la prima cosa da fare è organizzarlo.

Metto un po’ a frutto le conoscenze del codice imparate per la tesi e portate avanti per anni, prima di decidere che no, il codice non fa per me, mi diverte al momento ma a lungo andare mi lascia fredda. Altro è classificare informazioni, mediare con le aspettative assurde dei clienti, tirar fuori idee per far interagire utenti che forse vogliono andare oltre il semplice guardare un video in rete. Altro è inventarsi una storia osservando il mondo con gli occhi di un altro, o vedere i dialoghi immaginati e scritti sulla carta diventare voce e corpo.

Per cui ecco, oggi ho rimesso mano al codice. E quanto mi sono gratificata, a vedere che ancora qualcosa ne tiro fuori, ancora mi muovo, ancora riesco a ottenere quello che voglio. La verità, è che per ora voglio poco. Solo sistemare come dico io i badge nel php! Roba da niente, per chi scrive codice.

La parte più difficile è capire dove mettere fraktalia, e dove aprire il blog di fraktal.

Intanto scrivo qui. E ragiono sul perché voglio aprire un blog proprio ora, che parlare mi viene così difficile. Sarà perché invece scrivere mi viene così facile?

Anno nuovo

… vita nuova. Si dice. Ora non esageriamo.

Sto solo pensando ai cambiamenti. Mi piacciono, anzi, li cerco, ma a volte li temo. Temerli mi da carica.

Riguardo a fraktalia, sto sentendo il bisogno di modificarne la struttura. O meglio, di aggiungere alcuni tasselli, di cui prima non sentivo l’esigenza. Ho deciso di provare ad aggiungere una parte più ‘blog’. In cui scrivere non di personaggi e storie inventati, ma di me, di eventi o riflessioni legati al mio lavoro [architettura delle informazioni, creazione e progettazione di social network, format di crossing media, insegnamento], o di pensieri stimolati da quello che leggo, ascolto, vivo.

Fraktalia rimarrà, per ospitare i miei ‘divertissements’ letterari e cinematografici, e non solo.