Laurea honoris causa

Ma guarda che tipo…

Aspettavo da quasi venti minuti. Senza scendere dalla macchina. Faceva freddo, stanotte, e poi stavo ascoltando Emilia Paranoica, e volevo continuare ad ascoltarla. Sarei scesa dopo, alla fine della canzone, per vedere se loro erano già dentro. Dal maritozzaro. Avevamo deciso di andare dal maritozzaro a fare colazione, era aperto tutta la notte e i maritozzi erano i più buoni di Roma. Non per niente si chiama ?er maritozzaro?. Un brand formidabile, azzeccatissimo. Si esaltava, Marco, dicendolo. E agitava le braccia.
Tutta la serata era stata faticosa, come mi immaginavo. Non so perché avevo deciso di andarci, forse perché mi pareva brutto rifiutare. Una cena all?anno tra vecchi compagni, è d?obbligo. Non la si può rimandare troppo a lungo, più passa il tempo più diventa difficile, e fredda. E inutile. Sempre gli stessi racconti, e Genova, e il Carlini, e lacrimogeni, proiettili di gomma, cicatrici. E immancabile Ezio con le sue fette biscottate super energetiche per sfamare l?intero movimento. Il pan di via! Si, è vero, il pane elfico! Qualche battuta nuova, meno male. Rido. Poi con una buona erbetta si ride meglio. E l?erba con i vecchi compagni non manca mai. Almeno. Marco e Giuliano si punzecchiavano come al solito. Anni che non li vedi insieme e li ritrovi immersi nelle stesse dinamiche, quelle che quando li conoscemmo ci fecero pensare a una vecchia coppia di sposi, quelle che ci fecero credere che erano fidanzati. Gay. Invece no. Però erano divertenti, anche dopo anni. Mi ero ritrovata fuori dallo schermo, a guardare le loro gag, a tratti divertita, a tratti annoiata. Sola, in macchina verso il maritozzaro, cercavo appigli nel piacere del riconoscimento.
Emilia Paranoica era finita. Dovevo decidere se scendere dalla macchina, o andare a comprare le sigarette al bar notturno più avanti. Decisi per le sigarette.
Quando tornai Marco e Piero erano già dentro, con la bocca piena di panna. E? ottima, la panna del maritozzaro, leggera e dolce. Anche a me spettava un maritozzo. I denti che affondano nella pasta morbida, spumosa, facciamo capannello per mangiare in intimità anche dentro al locale, ?ché fuori è freddo. E poi dentro c?è più gusto, il maritozzo sembra quasi più buono, a farsi imbrattare di panna tra quei banconi grigi e consumati, tra quelle mura scarne e i baristi con gli occhi arrossati e i movimenti lenti. Si avvicina qualcuno, non distinguo. www.barbonecercaspicci.com. Ha la barba e due occhi castani vispi e furbetti, che muove a una velocità per noi a quest?ora e dopo quattro canne del tutto impensabile. Ci siamo voltati tutti verso di lui, qualche secondo per capire, qualche altro per sorridere. Ognuno per sé e con il proprio maritozzo. Ognuno che tira fuori gli spicci dalle tasche. Il punto com è perché è commerciale. Insieme ci cerchiamo, ci guardiamo. E ci troviamo. Ogni occhio ride dentro, la bocca stira gli angoli, le parole non dette dicono ?che tipo!? Chi venti centesimi, chi trenta, chi addirittura due euro, perché non trova monetine da meno, e per lui, anche due euro valgono la pena. Vi faccio pure la ricevuta. La ricevuta. Ci fa pure la ricevuta. Hai capito? E? organizzato, il vecchio. Avete capito perché punto com? Si, si, ridendo, e lui perché è un affare, un commercio. E sapete perché? Ancora a cercarci gli occhi, dondolando da una gamba all?altra. Io vi vendo la mia simpatia, voi la comprate. Io vi do allegria, voi mi date soldi. I soldi sono una merce di scambio. Non valgono di per sé. Ma io mi faccio uno spuntino, o un cicchetto. E? così, vorremmo tutti ridere, tutti ci tratteniamo, ma la smorfia sulla bocca ci tradisce. Chi più chi meno. Ci vediamo a capodanno. A capodanno? Il più espansivo di noi: Che fai a capodanno? Dove ci vediamo? A teatro. Faccio una cena-spettacolo ?alternativa?. Sai cos?è alternativa? Si?, si?. Lo so. Parla lui per tutti noi. A noi piace, alternativa. No, ascolta. Sai perché ?alternativa?? Perché ogni persona pagante, entra un barbone gratis. Ci scruta, uno per uno. Ci guardiamo ancora. Lo so, lo sento, siamo ammaliati, stupiti, incuriositi. No, incuriositi è ancora poco. Non so come ci sentiamo, ma so che ci sentiamo tutti allo stesso modo. Mi piace.

Adotta un barbone. Il nostro portavoce. Si, bravi, bravi. Adotta un barbone! Perché la gente pensa che il barbone puzza, e va messo da parte. Oppure non lo vede. Eppure lo sapete, il 39% dei barboni sono laureati. Io faccio parte del 5% che non ha nemmeno la terza media. Però ho scritto due libri e un?opera teatrale. E mi hanno invitato pure all?università, a un seminario di antropologia. Ventanni che sto tra i sampietrini, ormai ho la laurea honoris causa. E ammicca. Ci concediamo una risata. Forse cominciamo a scioglierci. Ci racconta di quando viveva sotto la bancarella fissa del mercato di piazza Vittorio, e finì sui giornali con un?enorme foto. Nella foto, la sua casa di cartoni, sotto la bancarella chiusa, con a un lato appiccicato un numero civico, e all?altro una cassetta della posta, costruita con una scatola di cartone appesa con un filo al tetto di alluminio della bancarella. Ci racconta di quella volta all?università, di come lo pagarono anche, 250 mila lire, e di come esordì al suo turno di microfono dopo i professoroni, affermando che quella era una giornata persa, perché troppe cazzate erano state dette. Poi intuisce la nostra stanchezza, trattenuta, ma pur reale. Ascoltandolo ci ritroviamo fuori dal maritozzaro. Ci sono vari modi per leggermi. Ho una laurea honoris causa, ma sono anche un po? giullare. E voi lo sapete, si vede dai vostri sorrisi. Vorreste ridere, ma vi trattenete. Ridete. Ridete pure. E? bello ridere, fa bene.

Un commento su “Laurea honoris causa”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *