L’uomo della neve

L’uomo della neve
parla il suo silenzio.
Lui ti soffia dentro
e tu diventi aria.

L’uomo della neve
ha occhi trasparenti.
Lui ti guarda dentro
e tu diventi fiamma.

L’uomo della neve
sa di acqua fresca.
Lui ti scorre dentro
e tu diventi terra.

L’uomo della neve
ha due braccia forti.
Lui ti avvolge tutta
e sei neve anche tu.

Donna della neve
sai creare sogni.
Ma lui si addormenta
e tu non ci sei più.

Questi giorni

Mia mamma è morta di tumore al pancreas poco meno di due anni fa. Grazie a lei, tante cose della mia vita. 

Ma grazie a lei, anche la vita della malattia, quella malattia che ti fa vedere chi ami perdere peso fino a diventare solo ossa e puzzo e pelle rugosa, quella malattia che ti toglie ogni idea di controllo, quella malattia che dura, dura, ed è dura in tutti i sensi, e sai fin da subito che finirà solo in un modo. E ho imparato, ancora una volta, ma di più, la sofferenza.

Grazie a lei ho visto la vita della morte, l’attimo in cui l’essere respira, e poi non più. E ti chiedi dove va il respiro. E quella domanda, a cui non credi ti interessi dare risposta, ritorna ogni volta che sei costretto, volente o nolente, ad assistere a quel breve istante di vita della morte. Tre volte in due anni, mi è toccato. E volendo, potrei dire di avere capito che quel respiro va a unirsi all’aria che respiri.

Grazie a lei ho imparato che anche se non riesci più a sorridere guardando un gabbiano frugare nell’immondizia, o alzando gli occhi alle nuvole, o sentendoti parte di una natura che vive nonostante noi, ecco, sta sicuro che prima o poi tornerai a farlo. Tornerai a sorridere. Grazie anche a lei, ancora una volta ho imparato a essere montagna.

In questi giorni di pandemia, alcuni devono combattere la paura e il dolore della malattia, altri l’ingiustizia di aver perso i mezzi per sopravvivere, altri ancora la noia, male pericoloso, o, peggio, la solitudine. 
Io sono fortunata, perché ho solo tanto, tanto da fare.

Solo che poi ci sono dei giorni che ti svegli la mattina e sai che arrivare a sera sarà faticoso. Faticoso perché fuori c’è dolore, ingiustizia, noia, solitudine. Faticoso perché dentro non hai tempo di guardare un gabbiano, sognare le nuvole, immaginare la natura che va avanti. Non hai tempo di sorridere.

Ma alla fine, ovviamente, a sera ci arrivi. E’ il momento, finalmente, di andare a dormire. 

Mi sono fermata solo un attimo per ricordarti quello che ho imparato, tra le altre cose, dalla malattia e dalla morte di mia madre: non aver paure di comprendere la sofferenza; il respiro di chi se ne va confluisce nel tuo; ci sarà sempre un tempo in cui tornerai a sorridere. E buonanotte.

Io sono montagna

In questi giorni difficili, di dolore, di paura, di ansia, di cambiamento totale della quotidianità, in questi giorni io vorrei essere montagna. 

Sì, ok, per chi mi conosce è ovvio: vorrei anche essere IN montagna. Ma soprattutto vorrei sentirmi montagna. 

In questa ultima settimana siamo stati tutti costantemente interconnessi, in modi forse diversi da come siamo sempre stati abituati a percepire la vicinanza gli uni degli altri, ma forse proprio per questo il bisogno di cercarci, sentirci, parlarci, visto che toccarci non era possibile, ci ha spinto, oltre alle ovvie comunicazioni di lavoro, a chat, telefonate, condivisioni in video di un po’ di tutto: apertivi, esercizi, giochi, dibattiti. 

E io, che sono cresciuta figlia unica, pur se con molti molti amici fin da piccola, ho tanto la gioia di condividere, quanto il bisogno quotidiano di momenti di solitudine, di immaginazione intima, di riflessione personale. 

Qualcuno una volta mi ha detto che ognuno di noi ha una ‘casa del cuore’, un luogo reale o immaginario, metaforico, intimo, in cui ci si accuccia mentalmente per stare con se stessi, in cui, appunto, ci si sente a casa. Non sempre questa ‘casa del cuore’ corrisponde alla nostra vera ‘casa’, che è, per quanto amata, intrisa di quotidianità, di affetti, di presenze per cui stare con se stessi diventa difficile. 

Per me, fin da quando ho memoria, questa ‘casa del cuore’ è la ‘mia’ montagna. La ‘mia’ montagna corrisponde anche a un luogo reale: è in Val Fiscalina, in Sud Tirolo, Alto Adige. Ma come nella realtà, anche nella mia ‘casa del cuore’ interiore c’è un bosco silenzioso, un ruscello vivo e scrosciante, il verde, il bianco, il chiaro della luce, lo scuro del buio. Quando sono lì, sono montagna anche io. Come lei, vivo apparentemente indifferente ai cambiamenti: i giorni, le stagioni, gli anni passano; le cose si trasformano intorno a me, su di me, dentro me, ma io continuo a essere lì, maestosa, radicata nella terra, alta nel cielo, verde, bianca, luminosa, buia, scrosciante, silenziosa. Viva.

Credo che ognuno di noi possa trovare una propria ‘casa del cuore’. Che, come ci dice in fondo tutta la natura, ci dica, sommessamente e maestosamente, che possiamo andare avanti, nonostante tutto.

A volte ritornano

E la voglia di scrivere, condividere, confrontarsi non smette mai di premere. Dopo molti molti anni, dunque, questo dominio, fraktalia.it, sempre rimasto online, ma statico, torna a essere alimentato. Da una me profondamente diversa, come è normale che sia. Con nuovi interessi, vecchie passioni, rinnovata voglia di comunicare.

E molto più equilibrio.

Emozioni, pensieri, creazioni.