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	<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 13:18:44 +0000</pubDate>
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		<title>I personaggi dei libri. Simenon, Hustvedt, Auster</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 13:04:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Voglio ricominciare a scrivere qui, parlando di libri, di storie e di personaggi.</p>
<p>Anni e anni fa lessi &#8220;L&#8217;uomo che guardava passare i treni&#8220;, del mio amato Simenon. E passai molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Voglio ricominciare a scrivere qui, parlando di libri, di storie e di personaggi.</p>
<p>Anni e anni fa lessi &#8220;<a title="Vai alla scheda del libro su Anobii" href="http://www.anobii.com/books/Luomo_che_guardava_passare_i_treni/9788845908361/0173cdf71df28f7d43/" target="_self">L&#8217;uomo che guardava passare i treni</a>&#8220;, del mio amato Simenon. E passai molti dei giorni seguenti incontrando Popinga per caso, nei bar, seduto al tavolino, o per strada, che camminava veloce e guardingo.<img class="alignleft" style="margin: 5px;" title="Luomo che guardava passare i treni" src="http://www.fraktal.org/wp-content/uploads/2009/10/simenon.jpeg" alt="" width="87" height="135" /><br />
Non mi ero immedesimata in lui, non avevo preso le sue parti. Era solo diventato reale. Simenon non pretende che tu, lettore, diventi uno dei suoi personaggi. Sono spesso troppo soli, troppo ambigui, troppo malati, perché tu riesca ad accettarli come parte di te. Simenon racconta storie, storie quotidiane, e le rende intime per il lettore. Per questo puoi incontrare Popinga per strada, come è accaduto a me, come se tu fossi uno della folla che gli passa accanto&#8230; con la differenza che non sei ignaro, e lo sai, che quello spazzolino da denti, quel pennello e quel rasoio che si porta in tasca, sono tutta la sua vita. E&#8217; un estraneo, Popinga, ma lo conosci intimamente.</p>
<p>Quest&#8217;estate invece ho letto, tra gli altri, l&#8217;ultimo libro di una scrittrice <img class=" alignright" style="margin: 5px;" title="Elegia per un americano" src="http://www.fraktal.org/wp-content/uploads/2009/10/hustvedt.jpg" alt="Elegia per un americano" width="100" height="162" />che amo molto, Siri Hustvedt. &#8220;<a title="Vai alla scheda del libro su Anobii" href="http://www.anobii.com/books/Elegia_per_un_americano/9788806193515/0113d471e900fdf0ef/" target="_self">Elegia per un americano</a>&#8220;, s&#8217;intitola.<br />
E sono diventata amica di Erik. Non sono Erik, non lo incontro per strada o altrove. Erik è però un amico con cui ho condiviso una parte di vita, e ora è rimasto dentro di me. Lo penso con affetto, mi chiedo come possa stare ora, se ancora riceve pazienti, se è rimasto vicino a sua nipote, se ha dei nuovi inquilini con cui fare amicizia. E mi manca. Vorrei ancora poter partecipare alla sua vita, per quanto confusa, faticosa, complessa. Come le storie che la Hustvedt intreccia sempre, tanto da far noia e creare difficoltà a molti lettori. Erik è in me, come un amico del passato.</p>
<p>Subito dopo ho letto &#8220;<a title="Vai alla scheda del libro su Anobii" href="http://www.anobii.com/books/Uomo_nel_buio/9788806194741/01c30cbadd61152640/" target="_self">Uomo nel buio</a>&#8220;, di Paul Auster. E sono diventata prima Owen Brick, poi August Brill.<br />
<img class="alignleft" style="margin: 5px;" title="Uomo nel buio" src="http://www.fraktal.org/wp-content/uploads/2009/10/auster.jpeg" alt="Uomo nel buio" width="94" height="150" />E&#8217; un libro diviso in due, in effetti. E ogni personaggio di cui racconta, diventi tu.  E&#8217; la grandezza di Auster. E&#8217; il motivo per cui amo, e al tempo stesso odio questo scrittore. Ogni suo libro ti trascina dentro il suo personaggio, e ti spalma nelle viscere dei suoi pensieri e delle sue emozioni. E spesso non è un&#8217;esperienza piacevole, visto quello che Auster gli fa vivere. Come Owen Brick, soffoco, scalpito, combatto, mi arrendo, e soffoco nuovamente. Come August Brill, vivo, soffro, amo, e vivo di nuovo.<br />
E questa doppia anima che mi ha regalato Auster, ancora me la riscopro dentro, di tanto in tanto, a rosicchiare qualcuno dei miei pensieri. Una parte di me.</p>
<p>Ciò che dunque amo dei grandi libri, quelli che sono &#8216;grandi&#8217; per me, ovviamente, è proprio quell&#8217;emozione che mi prende così forte verso la fine, quando sto voltando l&#8217;ultima pagina. Un misto di emozioni indicibili e forti.<br />
Quando chiudo il libro sulla quarta di copertina, saluto qualcosa che, in modi diversi, è diventata mia: l&#8217;emozione di un intimo estraneo, di un amico di un tempo, o di una parte di me. Le dò il benvenuto, e al tempo stesso le dico arrivederci.</p>
<p>Ora, invece, dò il bentornato a un post su questo mio blog.</p>
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		<title>Il suono del silenzio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 12:04:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[
<p>Questi mesi di silenzio hanno un motivo.</p>
<p></p>
<p>Sono il sipario che nasconde il palcoscenico dove si sta montando una nuova scenografia.</p>
<p>Sono il tempo che serve per modificare, trasformare, rinnovare.</p>
<p>E sono, infine, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="contenttext">
<p>Questi mesi di silenzio hanno un motivo.</p>
<p><a href="http://test.fraktal.org/wp-content/uploads/2009/03/silenzio.jpg"><img title="silenzio" src="http://test.fraktal.org/wp-content/uploads/2009/03/silenzio.jpg" alt="ogni tanto è buona cosa togliersi gli sci e ascoltare il silenzio" width="300" height="195" /></a></p>
<p>Sono il sipario che nasconde il palcoscenico dove si sta montando una nuova scenografia.</p>
<p>Sono il tempo che serve per modificare, trasformare, rinnovare.</p>
<p>E sono, infine, l&#8217;intimo bisogno di prepararsi e viversi il cambiamento.</p>
<p><a href="http://test.fraktal.org/wp-content/uploads/2009/03/silenzio.jpg"></a>Su questi monitor, a breve, la nuova fraktalia.</div>
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		<title>Riflessioni su una giornata particolare</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2008 13:29:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<p>(Ringrazio davvero molto Gully e Mario Pascucci, rispettivamente l&#8217;uno per l&#8217;aiuto nel ripristinare wordpress e l&#8217;ospitalità sulle sue macchine e l&#8217;altro per la segnalazione di infezioni in corso su questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(Ringrazio davvero molto <a href="http://guglielmo.celata.com/">Gully</a> e <a href="http://www.ismprofessional.net/pascucci/ ">Mario Pascucci</a>, rispettivamente l&#8217;uno per l&#8217;aiuto nel ripristinare wordpress e l&#8217;ospitalità sulle sue macchine e l&#8217;altro per la segnalazione di infezioni in corso su questo blog. Ora è tutto a posto. Si ricomincia)</p>
<p>La giornata di ieri è stata intensa per emozioni e pensieri di vario tipo. Provo a riunirli insieme e vediamo che ne esce.</p>
<p><strong>Obama for president</strong> (non poteva mancare, ovviamente)<br />
Ho sempre amato l&#8217;America.  Lo so, quando lo dico molti miei amici mi guardano male (eh si, ho amici antiamericani per principio&#8230;). Eppure la amo.<br />
Per la letteratura, per il cinema, per New York. Perché, nel bene e nel male, vuole sempre andare avanti.<br />
Il problema finora era amare l&#8217;America per la sua arte, e odiarla per la sua politica, interna ed estera. Ora spero di poter colmare almeno un po&#8217; il solco che divide l&#8217;amore dall&#8217;odio, e spero davvero che la vittoria di Obama rappresenti quella spinta che ci permetta di riprendere a lottare per il cambiamento anche qui, dove niente cambia veramente ormai da troppo tempo.<br />
Un altro pensiero mi è venuto vedendo i festeggiamenti conditi da lacrime negli USA, in Kenia, in Indonesia, in Europa e in moltissimi altri paesi: quest&#8217;uomo, con il carico di responsabilità che si porta dietro, a rappresentare la speranza di mezzo mondo, come si sentirà? Quanto un singolo uomo può incarnare un simbolo positivo, ancora prima di iniziare il suo lavoro?<br />
Non credo in ogni caso che risolverà i problemi del mondo, né quelli degli USA, ma di certo questa speranza già di suo è positiva.</p>
<p><strong>Berlusconi, i consigli e la forza</strong><br />
Evabbé, le sue dichiarazioni ormai fanno ridere, se non venisse da piangere. Tutto si risolve con l&#8217;uso della forza: le occupazioni nelle scuole, i buchi nelle montagne, la paura nei quartieri. Se sono questi i consigli che vuole dare a Obama, credo glieli possa dare anche Bush, e molto meglio&#8230;</p>
<p><strong>Michael Crichton</strong><br />
Non amo i suoi libri, la sua scrittura. No. Limite mio, forse, ho gusti a volte troppo sofisticati, per la scrittura. Riconosco però la sua ottima capacità di creare intrecci, di rappresentare il presente, di immaginare il futuro. Ho amato ER e la sua sceneggiatura, ho amato alcuni dei film tratti dai suoi libri. Non tutti. Mi dispiace molto, in ogni caso, che non ci possa più regalare altre storie.</p>
<p><strong>Dalla cronaca</strong><br />
Arrestata casalinga, spacciava per curare il marito. Non so se sia vero, non so cosa spacciava. Ma a leggerla così, rapidamente, non ho potuto non pensare al mio amico, malato di una particolare forma di sclerosi, che utilizza marijuana per alleviare gli effetti della malattia rilassando i muscoli. Denunciato probabilmente dai vicini di casa, che non approvavano forse la sua convivenza con un altro uomo, è stato arrestato, la casa perquisita, 15 gg di carcere, niente medicine. Non ho parole&#8230;</p>
<p><strong>Shopping e lavoro</strong><br />
Due ore di shopping in un centro commerciale. Mai stata prima, in un centro commerciale. Posto davvero orrendo. La freddezza delle merci. La dicotomia tra quella falsa &#8216;grandeur&#8217; ostentata da marmi, lampadari, scalinate, vetrine, e i volti della gente che ci passeggia dentro. Volti scuri, velati, tesi. Due ore di shopping e sono uscita con un maglioncino a poco prezzo e poche paia di calze colorate. Le mie finanze sono direttamente proporzionali con la quantità dei lavori che mi entrano. Molto bassi, entrambi. Bassi come non mai. L&#8217;Italia della crisi non è purtroppo solo questa. Ma anche.</p>
<p><strong>Amici</strong><br />
Non bastano per essere felici, ma aiutano molto :-)<br />
&lt;ringraziamenti mode on&gt;Grazie, cara! &lt;ringraziamenti mode off&gt;</p>
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		<title>Sbarbatelli di città antiche</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Oct 2008 17:32:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[<p>L&#8217;altra sera siamo usciti a portare fuori Lilli per il consueto giro serale. Se non ci fosse Lilli, a volte staremmo davanti al computer più di dieci ore di fila. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;altra sera siamo usciti a portare fuori Lilli per il consueto giro serale. Se non ci fosse Lilli, a volte staremmo davanti al computer più di dieci ore di fila. Vabbe&#8217;, anche i vicini fanno del loro per aiutarci a non stare troppo seduti, eh!</p>
<p>L&#8217;altra sera, dunque, siamo lì che passeggiamo in silenzio, Lilli annusa qua e la&#8217;, ogni tanto si piega sulle zampe dietro e tira fuori quella smorfia buffa di quando fa la pipì. E tu vai a capire se sorride di piacere si irrita perché noi la osserviamo, o semplicemente fa una smorfia per la posizione scomoda.</p>
<p>Io, invece, forse perché affamata, sono tutta assorta da una piacevole attività quasi canina: col naso per aria, annuso i profumi che arrivano dal ristorante vicino, non curandomi né di dove cammino, né di cosa ho intorno. E sbaglio. Per un pelo non mi perdevo qualcosa di incredibile!</p>
<p>A risvegliarmi dai miei annusamenti goderecci, per fortuna, sono le parole di uno sbarbatello (leggi: ragazzino di circa quattordici anni), che mi domanda tra il timido e lo spavaldo (quell&#8217;ossimoro emotivo di cui sono capaci solo i ragazzini): posso accarezzare il cane, o mi morde?</p>
<p>Da lì finalmente mi accorgo che non è uno, ma sono invece una ventina di sbarbatelli, tutti radunati intorno a una pachina sul marciapiede. Non faccio nemmeno in tempo a cominciare il mio solito spionaggio urbano, chè gli sbarbatelli partono di corsa in tutte le direzioni. Chi corre a sinistra, chi a destra, lungo il marciapiede tra le auto parcheggiate, o nello spiazzo che si apre poco distante.</p>
<p>Solo dopo vedo due sbarbatelli fermi immobili, con la testa appoggiata al muro. Questo mi fa pensare&#8230; ci metto qualche secondo a capire, il tempo che la conta è finita, e i due del muro si mettono in cerca, tutti presi dalla loro missione.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/bastet/34894530/" target="_blank"><img style="margin-right: 15px; margin-bottom: 10px" src="http://farm1.static.flickr.com/22/34894530_f602a86b66.jpg" alt="" width="320" height="200" align="left" /></a>Pochi secondi di silenzio, e vedo sbarbatelli saltar fuori come funghi tra le macchine in sosta, dalle rientranze dei portoni, dietro i bidoni della spazzatura:</p>
<p>corrono, urlano, ridono, si incitano a vicenda.</p>
<p>Beh, mi è presa una voglia, ma una voglia pazzesca di giocare con loro. Mi sarei nascosta dietro quella macchina rossa, che aveva pure un motorino a riparare la visuale dall&#8217;altro lato. Avrei aspettato che l&#8217;accecato passasse oltre, e poi come un fulmine: tana libera tutti!!! Tra le risate generali ché magari ero la prima e non liberavo nessuno :-D</p>
<p>Non l&#8217;ho fatto, non sarebbe stato divertente, per loro (per me si, eh!). Mi piacerebbe però che si tornasse un po&#8217; a giocare insieme per le strade a questi giochi per cui non serve nulla, nessun supporto, nessun oggetto di alcun tipo, soprattutto nessuna forma di energia se non quella del proprio corpo&#8230; Allora si, che sarebbe un &#8216;tana libera tutti&#8217;&#8230;</p>
<p>p.s.: non ce l&#8217;ho con la tecnologia, eh. Non sono forse una donna tecnologica, io? Sono andata pure alla <a title="Girl Geek Dinners Italia" href="http://www.girlgeekdinnersitalia.com/">GGD</a>! Penso solo che ogni tanto, un po&#8217; di sano divertimento collettivo semplice e &#8216;antico&#8217;, gioverebbe molto a tutti ;-)</p>
<p>foto <a href="http://www.bastet.it" target="_blank">valentina cinelli</a></p>
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		<title>Pro-fessionisti</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Oct 2008 07:06:28 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Ieri sono andata al mio primo colloquio di lavoro. Ebbene si, alla tenera età di 38 anni, ancora non avevo mai fatto un vero colloquio di lavoro. Uno di quelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri sono andata al mio primo colloquio di lavoro. Ebbene si, alla tenera età di 38 anni, ancora non avevo mai fatto un vero colloquio di lavoro. Uno di quelli in cui rispondi a un annuncio, mandi il curriculum, poi vieni chiamato per il primo colloquio, e poi, forse, se passi la selezione, per il secondo. Ebbene si, mai fatto. Finora, da freelance e da imprenditrice (solo perché ho aperto, e poi chiuso, una società, eh), avevo sempre creato progetti poi diventati lavori o trovato lavori, nel solo unico modo che ho sempre praticato: facendo networking. O, detto più semplicemente, anche se in modo meno trendy, ho sempre trovato lavoro tramite contatti, miei e dei miei amici.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/bastet/1522752190/" target="_blank"><img src="http://farm3.static.flickr.com/2032/1522752190_3fcd370bce_m.jpg" style="margin-right: 15px; margin-bottom: 10px" align="left" /></a>Oltre a essere il mio primo colloquio, è stata inoltre un&#8217;interessante esperienza con una realtà che, per scelta, ho sempre vissuto solo da fuori, o sulla soglia: la grande azienda. E questo, ovviamente, è venuto fuori anche durante la chiacchierata che ho fatto con le due donne della grande società. Seduta a una scrivania di una stanza asettica ma dai colori vivaci e caldi, ho risposto a domande sul mio corso all&#8217;università, sui siti di cui ho progettato l&#8217;architettura delle informazioni, sul rapporto tra il mio lato creativo e la necessità di limitarlo affinché non prevarichi le esigenze degli utenti (mi è venuto in mente un seminario che tenne anni fa un mio amico, esperto di accessibilità: creatività vs accessibilità&#8230; discussione affine e ancora attualissima che meriterebbe un post a sé).</p>
<p>Una delle due donne, elaborando la mia storia professionale e il mio modo di vivere il lavoro, mi ha detto: &#8220;ci sono persone più &#8216;pro azienda&#8217; e persone più &#8216;pro consulenza&#8217;. Lei cos&#8217;è?&#8221;.<br />
Io sono pro utente, pro qualità, pro energie impiegate bene. L&#8217;utente, e non il cliente, anche se con il cliente poi bisogna mediare (mediare tra le sue esigenze, i bisogni degli utenti finali e magari un po&#8217; di innovazione&#8230;).<br />
E non mi sposo facilmente. Per cui la &#8216;mission&#8217; aziendale la posso sposare solo se è da me condivisibile, e non a priori. Chè poi sono i matrimoni che funzionano meglio, quelli in cui ci si fida, si progetta, si costruisce insieme.</p>
<p>E no, non mi piace venire in sede tutti i giorni, se non serve ma anzi rallenta il mio lavoro (c&#8217;è stata un&#8217;interessante discussione sulla delocalizzazione a partire da un <a href="http://www.wouq.com/vite-digitali/liberi-dalla-scrivania">post di biccio</a>). Riconosco, anzi, privilegio il lavoro di gruppo, per cui andare in sede significa collaborare con gli altri, anche se a volte ho bisogno di stare da sola a ragionare e inventare. Per il resto, spesso è tempo perso, tra spostamenti, chiacchiere, distrazioni&#8230;</p>
<p>Sono pro consulenza? Forse, finché le aziende non proveranno ad aprirsi a modalità di fiducia, rispetto e qualità del lavoro. In parte già lo stanno facendo, forse, ma la strada è ancora lunga.<br />
Queste le mie riflessioni pre, durante e post il mio primo colloquio di lavoro.<br />
Ora mi chiedo se questi miei pensieri, emersi chiaramente durante il colloquio, peseranno in qualche modo. O forse lo farà questo post, se qualcuno della grande azienda finisse per leggerlo.<br />
Non è detto poi che debba per forza influire negativamente, no? Un po&#8217; di fiducia, sono al primo colloquio con una grande azienda, e le premesse non sembravano malvagie&#8230;</p>
<p>In ogni caso, la verità è che io sono disposta a cambiare vita, ma penso che forse non riuscirei a cambiare alcune cose in cui credo ;-)</p>
<p>foto <a href="http://www.bastet.it" target="_blank">valentina cinelli</a></p>
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		<title>Anni</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Aug 2008 14:35:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Se vai ripensando all&#8217;anno passato, e non versi lacrime di gioia e di dolore, vuol dire che è stato un anno sprecato ;-)</p>
<p>Visto che oggi ne ho uno di più, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se vai ripensando all&#8217;anno passato, e non versi lacrime di gioia e di dolore, vuol dire che è stato un anno sprecato ;-)</p>
<p>Visto che oggi ne ho uno di più, ne approfitto per fare una cosa che potrebbe sapere di stupido (o sentimentale, o folle, o quello che vi pare):<br />
ringrazio il blog e i social network e skype e la mail e SL, e l&#8217;essenza primaria della rete,  che mi hanno supportato, oltre che a imparare e condividere tante cose e a rimanere in contatto diretto con amic* lontan*, anche a conoscere  molte persone, che ora sono diventat* car* amic*.<br />
Continuo a preferire il mondo degli atomi, ma non saprei stare troppo a lungo senza il mondo dei bit, anche per questo!</p>
<p><a href="http://www.fraktal.org/wp-content/uploads/2008/08/para1.jpg" title="parapendio"><img src="http://www.fraktal.org/wp-content/uploads/2008/08/para1.jpg" alt="parapendio" /></a>Cmq stasera, per chi è a Roma, ci si vede dal vivo nel terrazzo condominiale, con una fanstastica torta gelato (Moulatta Salata, Crema Agnese, Cioccolato Kentucky. Se volete saperne di più, domandate!) del mio delizioso gelataio preferito ;-)</p>
<p>Ah, dimenticavo. Finalmente ieri ho consegnato un lavoro che mi ha tenuta letteramente fuori da ogni mondo per settimane. Mio caro blog, ora posso ricominciare a occuparmi di te, e non solo!</p>
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		<title>In un giorno di pioggia</title>
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		<pubDate>Thu, 22 May 2008 03:17:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Da piccola facevo un gioco, uno di quei giochi di bimbi che vogliono provare a fare i grandi: se mi trovavo in una situazione poco piacevole, mi mettevo lì tutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da piccola facevo un gioco, uno di quei giochi di bimbi che vogliono provare a fare i grandi: se mi trovavo in una situazione poco piacevole, mi mettevo lì tutta convinta a cercarne gli aspetti positivi. Qualcuno ne usciva sempre, magari con una leggera forzatura, o con un piccolo &#8216;imbroglio&#8217; dei tempi e dei modi.<br />
Un gioco un po&#8217; melenso, un po&#8217; buonista, un po&#8217; retorico. Forse. Però spesso funzionava&#8230; la situazione spiacevole restava, ma io la &#8216;reggevo&#8217; meglio, o così mi sembrava.</p>
<p>Ho continuato a giocarlo, questo gioco, ma devo ammettere che ora mi risulta più difficile&#8230; in ogni caso, ci ho provato anche in questi giorni, in cui mi sono presa tanta acqua sotto una pioggia di maggio non voluta.<br />
E ho tirato giù un elenco. Un elenco dei motivi per cui si può amare la pioggia, anche a maggio (ovviamente oltre ai più concreti motivi di utilità varia, coltivazioni, salute, vita. E, ovviamente, senza dimenticare i disagi e i disastri reali che a volte la pioggia continua porta con sé).</p>
<p>Allora, la pioggia è bella perché quando piove si può:</p>
<ul>
<li>stare in casa al coperto guardando l&#8217;acqua cadere fuori</li>
<li>giocare a &#8216;chi c&#8217;è sotto l&#8217;asciugamano&#8217; con lillicane bagnata</li>
<li>camminare a bocca aperta giocando ad acchiappare le gocce con la lingua (a volte si può anche bere, ma in città sconsiglierei&#8230;)</li>
<li>saltare nelle pozzanghere e vedere chi schizza di più</li>
<li>provare a indovinare assaggiandola se quella che scivola in bocca è una goccia di pioggia o una lacrima (le lacrime sono salate, eh!)</li>
<li>annusare l&#8217;aria per strada sentendo finalmente un odore diverso dalla puzza di smog (l&#8217;odore dell&#8217;asfalto bagnato è più buono&#8230;)</li>
<li>ballare in macchina al ritmo dei tergicristalli in azione</li>
<li>&#8230;</li>
</ul>
<p>Vabbe&#8217;, il gioco l&#8217;ho fatto, mi è pure riuscito benino: ieri nei miei giri per Roma, bagnata fino alle mutande nonostante la mantellina impermeabilie, mi sono anche divertita. Ora però, aridatece il sole! Che&#8217; alla fine, sono pure metereopatica, e il sole, c&#8217;è poco da fare, è più gioioso.</p>
<p>Ah, se vi vengono in mente altri motivi per gradire una giornata di pioggia, ditemeli che li aggiungo!</p>
<p>E per creare un po&#8217; d&#8217;atmosfera, scelgo questo video dei Modena City Ramblers, le cui uniche canzoni che ascolto sono le tre interpretate dalla bella voce calda di  Alberto Morselli.</p>
<p align="left"><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/bjHCHtqRF5A&#038;hl=en&#038;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/bjHCHtqRF5A&#038;hl=en&#038;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></p>
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		<title>Ciao, nonna</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 12:07:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[personale]]></category>

		<category><![CDATA[tempo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Venivo a trovarti, mi sedevo accanto a te, e mi dicevi: ieri sera sono andata all&#8217;opera. E io fingevo con te: certo nonna, era bella? E ti chiedevo se volevi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venivo a trovarti, mi sedevo accanto a te, e mi dicevi: ieri sera sono andata all&#8217;opera. E io fingevo con te: certo nonna, era bella? E ti chiedevo se volevi bere un po&#8217; di aranciata con la cannuccia. Ma non volevi mai bere&#8230;<br />
E invece aggiungevi: c&#8217;è questo servizio straordinario, appena l&#8217;opera finisce, quelli mi fanno addormentare e mi riportano a casa mia nel mio letto, e senza neanche rendermi conto mi sveglio la mattina dopo e sono già qui. Non trovi sia un servizio straordinario? Certo nonna, davvero straordinario.</p>
<p>Venivo a trovarti, la sedia accanto al letto era la stessa di sempre, e ancora tu mi dicevi: tuo nonno, buonanima, mi ha fatto un regalo eccezionale. Vedi questa camera da letto, lo vedi che è uguale alla mia a Roma? Be&#8217;, tuo nonno ne ha fatta costruire una in ogni albergo di ogni città dove sa che io voglio andare. Parigi, Londra, New York, Stoccolma.<br />
Sto girando il mondo, ma la sera, quando rientro in albergo, è come fossi a casa mia. Non vedi? C&#8217;è anche una copia dello stesso quadro.<br />
Certo nonna, davvero eccezionale. Come fossi a casa tua.</p>
<p>Venivo a trovarti, nonna, e dal tuo letto, che non lasciavi ormai da tre anni, mi guardavi con quei tuoi occhi chiari chiari, raddolciti dalla vecchiaia, e mi sorridevi. Mi guardavi, mi sorridevi e mi tiravi i baci con le dita.<br />
Vedevo gli ematomi sui polsi per le flebo, ma vedevo anche il tuo sguardo sereno, che viaggiava per il mondo e la sera si addormentava davanti allo stesso quadro.</p>
<p>Mi dicevi, voglio arrivare a cento anni. L&#8217;anno scorso ti abbiamo detto che c&#8217;eri arrivata, nonna, ma tu sei furba, e non ci hai creduto, e hai aspettato quest&#8217;anno, dopo due mesi dai tuoi veri cento anni, per salutarci, dalla tua camera con il letto davanti al tuo quadro.</p>
<p>Nella camera d&#8217;albergo di quale città sei, ora, nonna?</p>
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		<title>Ode ai post incompiuti</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2008 01:42:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[personale]]></category>

		<category><![CDATA[scrivere]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nel mio computer c&#8217;è una cartella che si chiama &#8216;racconti&#8217;, dentro la quale ci sono varie altre cartelle. Tra queste ce n&#8217;è una che si chiama &#8216;da finire&#8217;. Questa cartella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio computer c&#8217;è una cartella che si chiama &#8216;racconti&#8217;, dentro la quale ci sono varie altre cartelle. Tra queste ce n&#8217;è una che si chiama &#8216;da finire&#8217;. Questa cartella contiene idee per racconti, o racconti iniziati e non finiti.<br />
Nel mio computer c&#8217;è poi una cartella che si chiama &#8217;sceneggiature&#8217;, dentro la quale ci sono varie cartelle, e tra queste ce n&#8217;è una che si chiama &#8216;da finire&#8217;. Questa cartella contiene sceneggiature iniziate e non finite.</p>
<p>Nel mio computer c&#8217;è anche un file txt che si chiama &#8216;post&#8217;. Mi serve per appuntarmi le idee o per iniziare a scrivere i post che poi voglio pubblicare su questo blog.<br />
Quando decido di pubblicare uno di quei post appuntati, lo copio e lo incollo dentro wordpress, e da lì continuo a  scriverlo. Una volta che il post è pubblicato, cancello gli appunti dal file txt.</p>
<p>Quel file txt, ora, è lunghissimo. Ci saranno almeno una ventina di appunti, molti post iniziati, molti quasi finiti. Nessuno pubblicato.<br />
E&#8217; un file di post incompiuti. Ciascuno ha qualcosa che non mi convince, o mi ha annoiato, o forse non è più il suo tempo.</p>
<p><img src="http://www.fraktal.org/wp-content/uploads/2008/03/lilliaspetta1.jpg" alt="lilliaspetta1.jpg" /></p>
<p>Spesso apro quel file, do&#8217; una scorsa ai vari post incompiuti, provo a riprenderne uno, scrivo magari qualche parola.<br />
Poi mi ritrovo con le mani sulla tastiera e lo sguardo altrove. Allora chiudo il file.<br />
E intanto questo blog langue, e il file txt si allunga.</p>
<p>Non so come mai in questo periodo non riesco a scrivere qualcosa che sia per me comunicabile. O forse lo so, ma non lo scriverò ;-)</p>
<p>Quei post incompiuti, però, mi fanno tenerezza. Hanno un loro senso, sono un bacino di idee, pensieri, storie che stanno là in attesa. Un&#8217;attesa forse inutile, o forse no.</p>
<p>Mi sembrava giusto, nell&#8217;attesa che condivido con i miei post incompiuti, dare loro almeno la dignità   della menzione su questo blog, per cui sono nati, e per cui, forse un giorno, saranno pronti.</p>
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		<title>Anna al bar della notte</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Jan 2008 04:37:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[scrittura creativa]]></category>

		<category><![CDATA[racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[<p class="MsoNormal">Un tempo, in quel bar della notte, Anna è stata una di quelle donne dal viso pallido e dal trucco sfregiato.
Una spossatezza più profonda di quella del corpo consumato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal">Un tempo, in quel bar della notte, Anna è stata una di quelle donne dal viso pallido e dal trucco sfregiato.<br />
Una spossatezza più profonda di quella del corpo consumato in balli e risate, un&#8217;assenza di pensieri, un cappuccino a riprendere contatto con il giorno, e con se stessa. Il cucchiaino che girava lento nella schiuma per non disturbare.<br />
Intorno, non vedeva l&#8217;uomo che la guardava.<br />
Non c&#8217;era felicità sottile, non c’era malinconia: c&#8217;era silenzio, silenzio sordo, per salutare il giorno.</p>
<p class="MsoNormal"><a title="la notte di anna" href="http://www.fraktal.org/wp-content/uploads/2008/01/barnotte.jpg"><img src="http://www.fraktal.org/wp-content/uploads/2008/01/barnotte.jpg" alt="la notte di anna" align="left" style="margin-right:10px;"/></a>Per molti anni, poi, quel bar della notte per Anna non è stato altro che un luogo cui scivolare davanti, guardando dal finestrino consumato della sua automobile le anime tormentate e gaie che vi brulicavano attorno.</p>
<p class="MsoNormal">Ora, in quello stesso bar della notte, Anna è una di quelle donne con qualche linea di trucco e gli occhi vivi.<br />
Una stanchezza priva di sonno, un Porto condiviso a tirare tardi, pensieri e parole che si intrecciano senza uscire mai dalla pelle, ché ci si tiene caldi dentro, e fuori si osserva senza sciogliersi.<br />
Ascolta gli occhi dell’uomo su di sé, senza voltarsi a celebrare curiosità di attimi.<br />
La felicità è nelle voci intorno, antiche e nuove, la malinconia si accuccia tra le dita delle mani.<br />
Il silenzio non è a suo agio, ma insieme, il silenzio, le voci, Anna e le sue dita, salutano il giorno.</p>
<p class="MsoNormal">
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